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l° ottobre 1888: inizia il
Cammino
Sul
finire dell'Ottocento il caffè è a Bologna una vera e
propria istituzione: difficile sfuggirne al richiamo, impossibile non
sostare «una mezz'ora in quelle sale calde, bene illuminate,
rumorose per il cosiddetto taute Balagne, il quale si sentirebbe
mancare qualche cosa se non vi facesse la sua comparsa, in specie fra
le sette e le otto, dopo l'orario di cena».
Il
caffè è il luogo dove circola la vita letteraria e
politica della città, dove il pettegolezzo è di casa:
ognuno ha il proprio pubblico di frequentatori, la propria storia. Il
caffè è anche il luogo nel quale nascono i sodalizi
più esclusivi e che in qualche caso assurgono a
notorietà cittadina.
È
nelle sale impregnate di tabacco e dell'odore pungente dei liquori
almeno quanto di chiacchierii vari e sconclusionati della birreria
Beletti fuori porta D'Azeglio - un'elegante palazzina sul viale, certo
uno dei ritrovi più rinomati della città - che un gruppo
di persone costituisce la società dei Cacciatori bolognesi.
Tuttavia le pratiche per fissarvi la sede hanno esito vano per cui si
vedono costretti a cercare altrove. Ottengono in concessione le sale
superiori al Caffè dei Servi posto in via Mazzini n. 39.
L'Esposizione
Emiliana
1888:
la città invita ai Giardini Margherita, dove sono raccolti gli
edifici principali, l'Italia e le offre la "sua" esposizione
nei campi dell'industria, dell'agricoltura, della musica. A San
Michele in Bosco Enrico Panzacchi ha allestito una mostra delle belle
arti e all'Archiginnasio viene solennemente celebrato l 'VIII
centenario della nascita dell'ateneo.
È l'occasione che la città aspettava per porsi al
livello di altre che l 'hanno preceduta; è l'orgoglio di una
rivincita nei confronti della storia che le ha sempre negato quel
ruolo di grande centro fieristico che avrebbe meritato per le sue
rinomate industrie - basti, per tutte, pensare a quella della seta.
è anche la consapevolezza di aver mancato di iniziativa
racchiudendosi per secoli nel bozzolo di un lavoro intenso e valido
quanto limitato territorialmente. Forse per quella paciosità
che è tipica del mondo petroniano. Bologna è anche
Bologna la dotta: ed è festa dell'università e di quei
primi fremiti, primaverili come fu l'epoca in cui venne inaugurata
l'esposizione, che le riconoscono già un ruolo importante in
ciò che è tecnologia e sarà futuro. Le
celebrazioni dell'VIII centenario sono tuttavia anche l'occasione
attesa dal direttore de Il Resto del Carlino, l'avvocato ferrarese
Amilcare Zamorani, per imporre il quotidiano bolognese alla ribalta
nazionale. Il richiamo è suadente e il successo, a ben vedere,
non mancherà.
La
prima adunanza
Il
14 novembre 1888 si tiene la prima adunanza dei soci nei locali
affittati per 75 lire al mese dal signor Leopoldo Gambelli e
l'assemblea generale vota il primo statuto della società
Circolo della Caccia di Bologna. Sono 48 articoli, divisi in 8 titoli,
che regolano l'organizzazione della società, l'amministrazione,
l'ammissione e che definiscono i compiti della presidenza,
dell'economo-tesoriere, del segretario, dei consiglieri,
dell'assemblea generale.«La società intitolata Circolo
della Caccia di Bologna è fondata allo scopo di occuparsi di
quanto concerne gl'interessi della caccia nella provincia di Bologna e
di procurare ai propri soci un'utile e gradevole riunione»
(art. l).
Circoli privati e caffè svolgono un ruolo di primo
piano nella vita della Bologna ottocentesca. Sono i luoghi canonizzati
nei quali i diversi ceti si isolano per celebrare i loro riti mondani
e culturali: ogni ceto sociale, sia esso benestante o meno,
aristocratico o popolano ha il proprio circolo esclusivo nel quale si
ritrova e nel quale si identifica. Sul finire dell'Ottocento a Bologna
sono attivi molti Circoli.
Il Circolo del Domino, in via Castiglione n. 16, è un ritrovo
molto aristocratico e molto esclusivo «allo scopo di utile e
gradevole riunione. Rimane assolutamente proibita ogni riunione o
discussione organizzata estranea all'indole della società,
compresi concerti, balli e atti consimili».
Il
Circolo Felsineo o Società Felsinea è al primo piano
della palazzina di proprietà degli eredi Loup in piazza
Calderini n. 4. è frequentato da una certa borghesia
conservatrice. Alfredo Testoni nel libro Bologna che scompare
asserisce che è il luogo nel quale «si fanno e si
disfanno i deputati e i consiglieri comunali». Secondo Giulio
Padovani è il quartier generale dei gros -bonnets
dell'imperante partito moderato. Nel 1898 il Circolo Felsineo cessa la
propria breve esistenza e in una parte dei locali si installa Il Resto
del Carlino.
Il
Circolo Artistico in palazzo Cataldi, in via Montegrappa n. 1,
è invece frequentato da quella che potremmo definire la
scapigliatura "casalinga" di fine Ottocento, letterati e
musicisti, pittori e scultori. Non a caso rimane celebre nella storia
mondana della città la festa dell' 11 marzo 1882. Nel Circolo
espongono i loro quadri molti artisti non privi di qualche talento.
Nel 1891 i nuovi tempi sono contrassegnati dalla nascita del Circolo
Democratico con sede in via Zamboni n. 9. Intende «aprire un
luogo di geniale ritrovo a quanti, avendo fede sicura nel cammino
inarrestabilmente fatale del progresso e della democrazia, intendono
cogliere il destro per discutere con efficacia le idee, i propositi,
le aspirazioni al comune ideale».
A partire dal 1894 i clericali di famiglia nobile possono prendere a
frequentare il Circolo degli Scacchi.
Non sono tuttavia solo le classi agiate ed aristocratiche ad avere il
proprio esclusivo circolo: anche il popolo crea le proprie
società, particolarmente attive nel periodo carnevalesco. I
circoli ricreativi nascono invece anche con una finalità
sociale, per allontanare il popolo dalle osterie e spesso sono
promossi dalle Società di mutuo soccorso.
Vent'anni
di società bolognese. 1881-1901
I
proprietari terrieri sono ancora il ceto dominante e il fatto che
preferiscono non distogliere capitali dall'agricoltura è
testimoniato dalle tante imprese di carattere pubblico - gas, servizio
tramviario, acquedotto, produzione di energia elettrica (almeno in una
fase iniziale) - che vengono finanziate con capitali stranieri pur
presentandosi con tutte le caratteristiche della remunerazione sicura.
Anche le imprese edilizie - e non sono di poco conto se pensiamo alla
ridefinizione dell'urbanistica del centro storico cittadino decretata
dal piano regolatore del 1889 con l'allargamento di via Rizzoli e con
l'abbattimento delle torri Artenisi e Guidozagni, allo sfruttamento
dei terreni della zona di risanamento degli Orti di Garagnani a porta
Galliera - non attirano molto. Almeno fino a quando le agitazioni
crescenti nella campagna non consigliano una diversa finalizzazione
degli investimenti. Comunque sia la vocazione agricola del capitale,
appannaggio della vecchia nobiltà ma anche della giovane
aristocrazia di derivazione napoleonica e di quella borghesia che
aveva potuto trarre enormi benefici dalla speculazione sulla vendita
dei beni delle corporazioni religiose, mantiene stabile la
composizione sociale evitando in tal modo i grandi conflitti e
evitando soprattutto i molti fenomeni che conseguono allo sviluppo
rapido dell'industria.
Il
22 dicembre 1888 il marchese Giovanni Salina Amorini rassegna le
proprie dimissioni dalla carica di presidente del Circolo per cause
non precisate. Viene pertanto convocata un'assemblea generale
straordinaria che deve provvedere all'elezione del nuovo presidente.
La sera del 29 dicembre, presenti 18 soci su 41 - e quindi legale in
base all'art. 39 (l'assemblea di prima chiamata sarà valida con
l'intervento di un terzo dei soci. L'assemblea di seconda chiamata
sarà valida col numero degli interventi, purché questa
abbia luogo otto giorni dopo) - si procede alla votazione dalla quale
esce il nome del signor Giuseppe Bonavia che riscuote 17 preferenze.
Nel
1889 i soci del Circolo sono già saliti a 60.
Il
primo anno di vita del Circolo
I
soci del Circolo della Caccia sono ora distinti, in base agli articoli
5 e 6 dello statuto, in fondatori e aggregati i quali vengono ammessi
a frequentare le sale in base all'articolo 13.
Nel
suo primo anno di vita il Circolo viene onorato dalla presenza e dalla
sottoscrizione di molti nomi illustri del tempo. Le cronache mondane
riferiscono di sontuosi balli e di feste ai quali i soci intervengono
vestiti col frac rosso dei cacciatori di volpi. Il Circolo ha
acquisito, nonostante la giovane età, una fisionomia che non
gli è data soltanto «dagli appassionati alla cinegetica
(ovvero l'arte di impiegare i cani nella caccia), dai cacciatori e dai
tiratori scelti che danno lustro alla città di Bologna in gare
nazionali ed internazionali» ma, più in generale, dalla
buona borghesia e dalla folta schiera dei professionisti. E insomma un
punto di riferimento piacevole la cui fama crea sempre nuovi proseliti
e si pone oltre le limitate attrattive ed una silente
semplicità petroniana.
Le
quote sociali annuali vengono stabilite in 36 lire per ogni socio e la
quota di ammissione ammonta a 5 lire per ogni nuova adesione. Al
cameriere in servizio viene riconosciuta un'indennità del 2,5%
sulle somme incassate e da incassare nel corso dell'anno mentre il suo
guadagno mensile è di 30 lire. Nel preventivo di spesa per il
periodo 1 ottobre 1889-30 aprile 1890 è contemplata la spesa
per il nolo di un bigliardo «in ragione di lire 20
mensili» e quella per le carte da gioco (200 lire).
Il
20 ottobre 1889 viene eletta la nuova presidenza: il conte Antonio
Marescalchi riceve 14 preferenze su 21 soci votanti ed è il
nuovo presidente; vice presidente è il signor Vito Querzoli.
Nella stessa assemblea viene regolarizzata con una scrittura privata
la residenza del Circolo «... resta dichiarato come il signor
Leopoldo Gambelli, al quale spetta ed appartiene l'infradicendo
appartamento, dà ed in affitto concede al signor Bonavia
Giuseppe, quale presidente del Circolo della Caccia, che accetta in
conduzione un appartamento ammobiliato ad uso Club posto in questa
Città nella via Mazzini sopra il Caffè dei servi. Il
presente contratto avrà principio il giorno 1 ottobre 1889 e
finirà col giorno otto maggio 1890». L'affitto viene
stabilito in 75 lire mensili e «sarà pagato in rate
mensili posticipate dal Conduttore al domicilio del Locatore o suoi,
senza ritardo od accezione alcuna». L'appartamento risulta
composto di una entrata, una sala di lettura, una camera da giuoco, un
saloncino, servizi. In questi locali il Circolo della Caccia rimane
fino ai primi giorni del febbraio 1890 quando si trasferisce
temporaneamente nelle sale poste sopra il Caffè dei cacciatori
in piazza Ravegnana.
il
Caffè dei cacciatori
Questo
caffè, uno dei tanti di Bologna ma anche uno dei più
" speciali", protende il proprio essere all'esterno sotto il
grande porticato che si trova all'ombra delle torri, all'angolo con
via Castiglione. Qui si legge poco e si gioca ancora meno; vi si
respira un 'aria che non è quella dei caffè più
distinti ed esclusivi. Eppure vi fluisce un pubblico vario il cui
caleidoscopio sono gli studenti e i professori, gli artisti e i
bohèmiens, i politici e i letterati, poi i giornalisti e gli
affaristi tutti, impegnati in battute e in riflessioni che corrono di
bocca in bocca e rimbalzano sulle pareti del caffè fino a
raggiungere quanti, sotto il portico all 'aperto anche nelle stagioni
più rigide, parlano di battute di caccia o discutono
animatamente del prima e del dopo delle corse di cavalli.
Per
provvedere alle spese di impianto e di ammobiliamento della nuova
sede, il Circolo mette a disposizione i residui attivi del bilancio ed
i contributi sociali. Tuttavia la cifra, così rimediata non
è sufficiente e fra i soci viene aperta una sottoscrizione per
50 azioni del valore nominale di 50 lire che verranno rimborsate in
tempi successivi.
Come
vestiva la Bologna bene di fine '800
Di
giorno, per le strade della città si può ammirare
qualche professionista che - per segno di distinzione - indossa la
redingote o lo stiffelius, l'abito delle occasioni ufficiali. Il frac
è invece l'abito classico per le serate di gala o per recarsi a
teatro, ai pranzi ufficiali e ai balli. Solitamente all'aperto sul
frac viene indossata una mantellina a ruota - quelle più
ricercate e preziose sono foderate in seta bianca lavorata - oppure il
"pipistrello" munito di pellegrina e maniche. La vita
quotidiana di fine secolo vede affermarsi l'uso della
"giacchetta" abbottonata in alto con quattro bottoni. Si
porta il cappello: quello classico è il cilindro adatto per
ogni occasione. Un altro capo di vestiario è la
"capparèla". La portano tutti, ricchi e poveri, alti
e bassi, grassi e magri. Ciò che fa la differenza non è
solo la fattura ma anche il fisico di chi la porta e come la porta.
Insomma è elegante solo se ben portata e soprattutto se ben
fatta. Nascono salaci ed arguti motti sui malcapitati trovati in
fallo:
«La
capparèla la par attàc a la crusira d'l
'armèri»
(La
capparella sembra appesa alla croce dell'armadio)
«Al
porta la capparèla com un imbariègh»
(Porta
la capparella come un ubriaco)
«L
'um pèr la ciòza con sòtta i
pipién».
(Sembra
la chioccia coi pulcini sotto).
L'assortimento
più completo è quello della "sgnèra
Gigia", moglie di Filippo Vignoli, il sarto che per anni ha avuto
il negozio all 'angolo di via Indipendenza con via dei Vetturini (oggi
via Ugo Bassi).
Il
16 febbraio 1891 il Circolo della Caccia si trasferisce in un
appartamento di proprietà del signor Alessandro Vaccari situato
al primo piano dello stabile di via Rizzoli n. 33. «La
corrisposta di affitto resta invariabilmente stabilita in lire
Milleduecento, � 1.200, che il Conduttore pagherà ogni anno al
domicilio del Locatore in due rate, e cioè: la prima entro il
14 agosto e la seconda entro il 24 dicembre prossimi e così di
seguito».
Il
contratto, sottoscritto dal signor Vito Querzoli per il Circolo della
Caccia, avrà la durata di cinque anni. L'appartamento è
così descritto: «Appartamento al I� piano composto di
andito d'ingresso, rischiarato da lunettone in legno inverniciato con
cristalli; quindi tre camere prospicenti la strada, la prima e la
seconda con caminetti in terra cotta con tubi di ferro; indi un
gabinetto per bagno con vasca o tina e tavola di marmo, condotti per
acqua con rubinetti d'ottone e posteriormente uno stanzino con
whater-closh in marmo; poscia un ambiente per dispensa e salotto,
quindi la cucina posteriormente alla quale, due camerini, uno per
dispensa e l'altro con lavello; poi una camera prospicente il
cortiletto del caffè Cacciatori con altra dispensa. In tutti
gli ambienti evvi la tubazione del gas e più tre lumiere ad una
sol fiamma con cappello opaco e tubo di cristallo e due lumi a forma
di lira senza vetro».
I
soci crescono di numero e sono figure di assoluto rilievo in ogni
campo del sapere e della vita professionale della società
bolognese. Il Circolo acquista sempre più considerazione negli
ambienti della Bologna bene del tempo e sente sempre più
strette le sale della vecchia sede.
Le
notti della città
Anche
sul finire dell'Ottocento Bologna non rinuncia alla propria
"vocazione" nottambula, anche se la vita notturna si
sviluppa più dietro le tendine dei caffè o i portoni che
annunciano i circoli cittadini che non nelle strade e sotto i portici
densi di arcane penombre. I teatri sono ancora piuttosto rari, mentre
si va affermando il cafè chantant (il "teatro della
varietà" nella dimensione petroniana), importato dalla
libertina Parigi in occasione dell'Esposizione emiliana del 1888.
Ed
è uscendo da teatro che una ,minoranza di persone, per certi
versi "eletti", entra nei caffè e nelle birrerie
più alla moda e vi cena. Altri, per altri versi meno eletti, si
accostano alle venditrici di grossa e di rhum sotto a portici e agli
angoli delle vie e lì poetizzano o recitano fra un boccone e
l'altro. Intanto gli agenti della Società del gas smorzano un
fanale ogni due dando vita a singolari giochi di luce. I fiacres,
autentici padroni della notte, sostano davanti ai circoli in attesa
del cliente da accompagnare a casa. I cavalli, coperti da teli di
lana, sonnecchiano e forse sognano ricche carrozze reali.
La
vita del Circolo della Caccia scorre pacatamente nello spirito della
tradizione e abbraccia le caratteristiche spirituali ed intimistiche
della vecchia Bologna. Eppure nelle sue pieghe il Circolo sa coniugare
anche intendimenti moderni e cerca di offrire sempre il meglio ai
propri soci, sempre più numerosi, il meglio dell' aristocrazia
cittadina.
Il
15 ottobre 1894, il marchese Giovanni Salina Amorini - rieletto
presidente il 5 maggio 1893 - stipula col signor Francesco Vignudini
un contratto di acquisto per un bigliardo nuovo delle seguenti
dimensioni: 2,84 metri di lunghezza e 1,42 metri di larghezza. Il
prezzo di acquisto, comprensivo degli accessori, viene fissato in
1.400 lire suddivise in sei rate, l'ultima delle quali scadrà
il 15 aprile 1897. Corredano il bigliardo 12 stecche, un segnapunti a
mano, due palle d'avorio del peso di 250 grammi ciascuna, cinque palle
d'avorio del peso complessivo di 994 grammi, otto palle d'avorio con
pallino per il gioco delle boccette del peso complessivo di 1174
grammi.
Nel
contratto di acquisto viene inserita la seguente clausola «Il
Circolo della Caccia si riserva la facoltà di restituire al
venditore il bigliardo ed accessori dopo il termine di un anno quando
lo giudichi non di sua piena soddisfazione; nel qual caso si
intenderà rescisso e di nessun effetto il presente contratto, e
la prima rata di lire 300 (trecento) che sarà stata pagata il
15 dicembre 1894 verrà trattenuta dal signor Vignudini a titolo
di noleggio, restando in questo modo il Circolo della Caccia sciolto
da qualsiasi altro obbligo verso il venditore. Resta altresì
convenuto che il signor Vignudini a richiesta del Circolo della Caccia
prenderà in restituzione le otto palle per boccette,
purché ciò non avvenga oltre il l0 novembre prossimo -
in tal caso verrà scomputata sul prezzo del bi�gliardo la somma
di lire 60 (sessanta) residuando così il detto prezzo a lire
1.340».
Nel
periodo giugno 1893 - giugno 1894 le quote sociali ammontano a 2.416
lire. Nello stesso periodo il Circolo, nella persona dell'avvocato
Giuseppe Succi, stipula un'assicurazione con la Riunione Adriatica di
Sicurtà per un valore di 4.500 lire. Il bigliardo viene
assicurato per un anno eccezion fatta per l'avorio. Dall'assemblea
convocata il 5 maggio 1893 esce la nuova direzione dei Circolo
così composta:
Presidente:
marchese Giovanni Salina Amorini
Vice
presidente: Cesare Marchi
Economo
- tesoriere: Gaetano Querzoli
Segretario:
avvocato Giuseppe Succi
Consiglieri:
Angelo Goretti, cavalier Pellegrino Magistrini, Ernesto Romagnoli.
I
cacciatori
Nel
1889 i cacciatori della provincia di Bologna sono 3.388; altri 60
cacciano con reti e con mezzi consentiti dalla legge. Il porto d'armi
e il permesso di caccia costano 12 lire. La caccia viene aperta
ufficialmente il giorno 1 agosto di ogni anno e innesca una sequenza
incredibile di stragi di selvaggina ma soprattutto di passeri,
particolarmente nocivi alle colture agricole.
Sul
finire dell'Ottocento, ma ancor più nei primi decenni del
Novecento, si può dire che ogni persona che si rispetti ha un
fucile col quale andare a divertirsi vicino o lontano da casa. Al
tempo stesso il caffè dei Cacciatori è assurto a tempio
dell'arte venatoria: qui se ne conoscono gli alti ed i bassi ma
soprattutto è possibile ascoltare il racconto di imprese
mirabolanti (quanto gonfiate, a volte) e le burle, il biglietto da
visita di ogni cacciatore.
Quando
il caffè dei Cacciatori soccombe alla rivoluzione edilizia, il
suo posto viene preso dal negozio dell'armaiolo Giacinto Zanotti che
diventa il "senato" del variegato mondo della caccia.
Abbiamo
detto che il Circolo della Caccia nasce da un gruppo di persone
appassionate cultrici della cinegetica, ovvero l'arte di impiegare i
cani nella caccia, e della caccia stessa.
Il
3 aprile 1894 i soci, riuniti in assemblea, decidono di dar vita ad
una sezione di tiro a volo assieme alla Società bolognese del
tiro al piccione. Venti soci aderiscono immediatamente all'iniziativa
e votano anche un regolamento articolato su 14 punti. Dal canto suo la
Società bolognese, riunita la propria assemblea, vota
all'unanimità la fusione col prestigioso Circolo della Caccia.
Tutti
i soci del Circolo possono entrare a far parte della nuova sezione
speciale pagando una soprattassa annuale di 15 lire; quelli della
Società bolognese hanno accesso al circolo senza pagare la
tassa di ingresso ma sono tenuti all'osservanza scrupolosa delle norme
e degli articoli dello statuto. Anche chi non è socio del
Circolo può aderire alla sezione di tiro versando una tassa
annua di 30 lire ed una tassa di ammissione di 20 lire.
Il
4 gennaio 1895 vengono votate le nuove cariche presidenziali: con 19
preferenze su 31 viene rieletto presidente il marchese Giovanni Salina
Amorini e l'ingegnere cavalier Cesare Marchi viene anch'egli
riconfermato nella carica di vice presidente.
Economo-tesoriere
è il dottor Alfredo Romagnoli; segretario l'avvocato Giuseppe
Succi e consiglieri il cavalier Pellegrino Magistrini, Angelo Goretti
e Ernesto Romagnoli.
Il
1895 è un anno ricco nel quale si compendiano due eventi molto
importanti per la vita del Circolo: la riconferma della presidenza,
fatto che non può che giovare e garantire tranquillità
al Circolo stesso e ai suoi soci, e l'ennesimo tra�sferimento della
sede sociale.
Il
ripetersi dei trasferimenti testimonia in maniera inequivocabile il
successo e l'affermarsi di un'istituzione che nel volgere di una
manciata di anni si è connaturata alla vita e alla fisionomia
petroniana assumendo non solo gli aspetti di una pura
esteriorità ma vivendo anche un intimo decoro cittadino.
Ritratto
Il
marchese Giovanni Salina Amorini univa le rare qualità di
cacciatore e di tiratore. Come cacciatore, si esercitò sempre
nella sua valle La cà di Fra, di sotto alla Vallazza. Una volta
alle anatre uccise 204 capi; e si vuole che in una ventina d'anni
abbia oltrepassato almeno una cinquantina di volte i cento capi, fra
anatre e beccaccini.
Nella
bandita del marchese Carega una volta fece cadere 60 fagiani e 10
lepri. In valle si sono contate di lui anche 416 alzavole; a Foggia
1.077 allodole. (Gaspare Ungarelli n .11 Comune di
Bologna», A. XVII n. 6, giugno 1930)
Il
nobil uomo conte Cesare Malvasia - Tortorelli stipula un contratto di
affitto col marchese Giovanni Salina Amorini per un appartamento posto
in città in via Mazzini n. 15, sotto la parrocchia di S.
Bartolomeo. Il contratto ha per la prima volta una durata superiore
all'anno - terminerà infatti il giorno 8 maggio 1901 - e
sarà prorogato di biennio in biennio qualora «dall'una
delle due parti non venga estradata la disdetta giudiziale od
amichevole entro il 31 ottobre dell'anno precedente a quello fissato
per la scadenza e sue proroghe». L'affitto annuo viene stabilito
in 1.200 lire pagabili in due rate al domicilio del locatore entro il
19 agosto e il 24 dicembre di ogni anno.
La
locazione e la conduzione è regolata dai seguenti patti
«Il signor conte Cesare Malvasia vuolsi riservata la
facoltà di poter risolvere il presente contratto anche prima
dell'epoca fissata per la sua scadenza e proroghe, nel solo caso di
vendita dello stabile affittato, e sempreché il nuovo
acquirente si rifiutasse di conservare fra gli inquilini la
Società Conduttrice. Nel caso quindi che tale risoluzione
dovesse verificarsi il signor conte Malvasia - Tortorelli avrà
obbligo di dare la disdetta entro il 31 ottobre dell'anno precedente a
quello in cui la risoluzione del contratto dovrà avvenire;
d'intanto si obbliga di pagare alla Società Conduttrice a
titolo d'indennità o buona uscita la somma di lire 1.000
(mille) rimossa ogni esenzione in contrario».
«Rimane
espressamente vietato al conduttore di sublocare o cedere ad altri sia
in tutto che in parte la presente affittanza senza assoluta ed
espressa annuenza in iscritto del Locatore... Ha però
facoltà di sub affittare alcuni locali al suo cameriere colla
famiglia a custodia dei locali stessi».
«È
fatta facoltà al Conduttore di fare l'impianto delle
condottazioni del gas e dell'acquedotto come pure di adattare i locali
nel modo che gli piacerà, però egli avrà obbligo
di darne comunicazione per iscritto al Locatore e nel caso che questi
non li approvasse dovrà il Conduttore al termine della
locazione restituire i locali stessi nello stato e forma in cui oggi
si trovano».
«Si
obbliga il signor Conduttore marchese Salina Amorini quale presidente
del Circolo della Caccia di usare e godere il suddetto appartamento da
uomo dabbene e da buon padre di famiglia».
«Avrà
obbligo di mettere quei ripari che l'arte e la pratica consigliano
onde evitare guasti ai sottostanti locali».
«In
ogni anno il Conduttore pagherà direttamente alla Compagnia
esercente l'Acquedotto del Setta in Bologna tutta l'acqua consumata
nel proprio appartamento».
Una
ricca piantina disegnata e colorata su seta è allegata al
contratto di affitto e ci mostra come è la nuova sede.
Si
tratta di «un appartamento al 1� piano al quale si accede
mediante scale comuni con altri inquilini e da una scala di servizio
di assoluto ed esclusivo uso del Conduttore che cominciando dal
loggiato al piano terreno sale fino al 2� piano; questo appartamento
è composto di n. 9 ambienti e cesso e terrazzo al 1� piano; di
n. 4 ambienti, un corridoio, un cesso ed un granaio al 2� piano al
quale si accede mediante la seconda scala di cui sopra, di n. 1 cucina
completa di lavello, n. 1 stanza in un amezzato posto il tutto lungo
le scale di cui sopra». Il portone di ingresso alla palazzina in
via Mazzini n. 15 dovrà rimanere aperto fino all'ora di
chiusura del Circolo: la chiusura verrà effettuata dal
cameriere del Circolo a patto che il loggiato e le scale siano
illuminate a cura della direzione. Il 2 maggio 1901 il conte Cesare
Malvasia- Tortorelli concede una proroga della locazione fino all'8
maggio dell'anno successivo, data in cui sarebbe cessato il contratto
senza preavviso alcuno.
Il
26 marzo 1927 viene convocata l'assemblea generale dei soci: Gazzoni
si rivolge ai presenti con queste parole «Sono certo che i soci
saranno lieti di trovarsi radunati in assemblea nei nuovi locali del
Circolo. Se il passaggio dai vecchi ai nuovi vi ha portato qualche
disagio, siete poi compensati dall'indiscussa superiorità della
nuova sede, dalla perfetta disposizione dei servizi e dalla luce del
sole, che qui ha la profusione con i suoi raggi, di irradiare ogni
angolo delle sale. Sento quindi il dovere di ringraziare davanti a voi
i miei carissimi collaboratori, commendatore Santi, dottor Vanzini ed
i consiglieri tutti, per l'opera prestata». Nel corso
dell'assemblea straordinaria dei soci indetta per il 17 dicembre 1933
viene votato il rinnovo del contratto di affitto dei locali e delle
cose: la proprietà eleva la rata annuale a 30.000 lire in luogo
delle 25.350 pagate fino a quel momento. I soci si pronunciano in
maniera negativa per l'aumento ma si dicono anche disposti ad
accollarsi l'onere finanziario per "i lavori" di
sistemazione dei locali in vista dell'imminente fusione con il Circolo
degli Scacchi.
Al
n. 3 dell'ordine del giorno è infatti in discussione
l'ammissione di un gruppo di persone che provengono dal disciolto
Circolo degli Scacchi. Il presidente del Circolo della Caccia, il
dottor commendatore ingegnere Ugo Melloni, rende noto all'assemblea
che i soci di quel circolo sono entrati in trattative col consiglio
direttivo per mediare una eventuale ammissione. Dopo non poche
discussioni l'assemblea delibera che le due direzioni prendano i
necessari accordi per la fusione dei due sodalizi.
Le
condizioni prese di comune accordo sono le seguenti: ogni socio del
disciolto Circolo anziché pagare la tassa di ammissione
individuale, è tenuto a portare al Circolo della Caccia mobili,
crediti e contanti oltre ad una scheda timbrata della vecchia
direzione come "bene stare".
I
soci ammessi al Circolo della Caccia sono 62 e, accolti da un caloroso
applauso, sanciscono di fatto la fusione dei due circoli a decorrere
dalla mezzanotte del 15 gennaio 1934.
Tre
mesi più tardi i soci sono 311 compresi quelli del disciolto
Circolo degli Scacchi che portano un contributo finanziario certo non
indifferente, superiore alle centomila lire. La fusione fa sì
che l'assemblea generale dei soci voti la possibilità di
derogare alle rigide regole che erano rimaste immutate dai tempi della
fondazione.
Il
Circolo aprirà le proprie sale alle famiglie dei soci un paio
di volte all'anno per le feste da, ballo; a tale scopo alcuni locali
vengono trasformati da abili architetti del tempo, le migliori firme
del settore, in un'unica grande sala arredata in stile '900. Fra le
tante feste ed i ricevimenti d'onore sono rimasti memorabili quelli in
onore del duca di Genova e di Umberto di Savoia il quale chiese
espressamente di poter visitare i locali del Circolo.

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